Pagina 13 - popism

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ricercate altre esperienze, in parte riconducibili a
correnti (il Nuovo Futurismo con Marco Lodola),
altre isolate (l’iperrealismo canalettiano di Aldo
Damioli, la figurazione zuccherosa e popolare di
Gianmarco Montesano), e comprende persino forme
d’arte astratta, o comunque aniconica, come quella
di Nicola Maria Martino e Tommaso Cascella, che
nelle prove migliori hanno la flatness ludico-ironica
dell’immaginario pop.
La generazione successiva, emersa tra la seconda
parte degli Ottanta e i primi anni Novanta, è in questa
edizione del Premio Michetti numericamente rilevante.
Come non sottolineare infatti la condivisione tra
diversi artisti e il curatore di un percorso comune, oltre
che di quel ritrovato interesse nei confronti della realtà
che sembrava prima sottotraccia. Se Daniele Galliano,
Marco Cingolani, Nicola Bolla, Bertozzi & Casoni
(pittori puri i primi due, cesellatore di ready made
contemporanei il terzo, straordinari ceramisti gli ultimi)
parteciparono al mio Padiglione Italia per la Biennale
di Venezia del 2009, con altri è in atto un percorso
di lavoro ormai decennale: con Massimo Kaufmann,
capofila della “scuola milanese” che aveva fatto della
fragilità la propria forza, poi approdato a una pittura
astratta di gran qualità; con Enrico De Paris, fin dai
tempi della pittura mediale, primi anni Novanta; con
Maurizio Savini e Leonardo Pivi, entrambi scultori
anomali che utilizzano materiali quantomeno strani
(il chewingum rosa) o desueti (il micromosaico di
tradizione ravennate); conCorradoZeni, dove la pittura
trae origine dal disegno e si immerge nel quotidiano.
Tra le curiosità impreviste, che sempre dovrebbero
animare il percorso di un critico, ecco spuntare il
materismo organico di Enzo Fiore e l’iperrealismo
meccanicista esasperato di Enrico Ghinato.
Nonostante la crisi del sistema Italia, le difficoltà
croniche e strutturali, evidentemente il nostro Paese
esercita ancora una notevole forza d’attrazione per
gli stranieri, richiamati dalla tradizione dell’arte, dalla
bellezza del paesaggio e (perché no) dalla qualità
della vita. Soltanto rimanendo nell’ambito della
pittura, si contano diverse presenze che giungono da
diverse parti del mondo, a testimonianza del fatto che
“globalizzazione” non è solo un termine a effetto:
Mark Kostabi è ormai un americano de Roma e anche
Thorsten Kirchhoff, danese, vive nella Capitale da
oltre un quarto di secolo; Alì Hassoun, libanese, ha
scelto Milano così come Robert Gligorov, l’inglese
Chris Gilmour vive a Udine, la rumena Cornelia
Badelita e il newyorkese David Bowes a Torino. Daniel
Gonzalez, argentino, è un’anima migrante, con due
telefoni e senza fissa dimora, mentre Debora Hirsch
alterna lunghi soggiorni nel suo Brasile con periodici
ritorni a Milano, da dove la sua carriera artistica ha
preso inizio.
L’ultima sezione della mostra porta un sottotitolo,
“Popism Remix”, e mette in scena il rimescolamento
magmatico di arte e altro che ha definitivamente
preso piedi a partire dagli anni Zero. Le categorie si
confondono, gli ambiti pure, a favore di una vivacità
culturale eterogenea ed eterodossa, senza una linea
guida precisa, che vorrebbe, alfine, contribuire a
edificare la zona progressiva e sperimentale del 63°
Premio Michetti. Nel caos di segni e immagini c’è
davvero di tutto: l’illustrazione (Alessandro Baronciani,
Sergio Pappalettera), il pop surrealismo o Low Brow
all’italiana (Gabriele Arruzzo, Dario Arcidiacono,
Laura Giardino, Vanni Cuoghi, Giuseppe Veneziano),
disegnatori folli, talentuosi (Fausto Gilberti, Laurina
Paperina, Simone Zaccagnini, Michael Rotondi) e
delicati (Guglielmo Castelli, Matteo Fato). E’ questo il
luogoincui lapitturaremixail suono(DavideBertocchi),
o si mescola con altri materiali (Alessandro Gioiello),
la scultura/oggetto (Anna Galtarossa, Stefano Cumia,
Francesco De Molfetta, The Bounty Killart), il bric
à brac concettuale (Elena Monzo, Umberto Chiodi).
Senza contare le differenti declinazioni di pittura pura
(Fulvio Di Piazza, Massimiliano Alioto, Alessandro Di
Carlo, Marco Tamburro) e il fondamentale contributo
della Street Art (Galo, Microbo, Bo130, Ozmo),
che dell’immaginario attuale è quello più diretto a
un pubblico giovane di cui impareremo a conoscere
sensibilità e urgenze culturali.